La Femmina nuda – Elena Stancanelli

Di solito mi tengo a distanza dai libri troppo osannati o troppo ben recensiti. Non saprei dire l’esatto motivo, ma ho sempre il timore di trovarmi di fronte ad una cortina di fumo atta a nascondere il reale valore dell’opera.

La femmina nuda
Cover del libro La Femmina Nuda di Elena Stancanelli

La femmina nuda” di Elena Stancanelli, non solo è stato ben recensito da fior fiore di critici letterari e giornalisti, ma è riuscito ad entrare anche nella cinquina finale del prestigioso Premio Strega.

Tutti segnali che normalmente mi avrebbero spinto a tenermene lontano per un bel po’ di tempo, ma la crescita di un lettore a volte passa anche attraverso il rompere quelle abitudini un po’ snob che spesso ci contraddistinguono, quindi ho deciso di fare un’eccezione. Eccezione che, dopo un’attenta lettura del breve libello, mi ha convinto ancora di più a perseverare nel mio convincimento.

La femmina nuda è un romanzo scritto in forma epistolare. Anna, la protagonista, dopo essere stata lasciata dal suo compagno Davide ,con cui aveva condiviso una relazione di cinque anni naufragata dopo una serie di reciproci tradimenti, bugie e ricatti, cade in una spirale di ossessione e depressione che la porta a trasformarsi in una persona ben diversa dalla donna che era prima della brusca separazione.

La lunga lettera rivolta a Valentina, la sua più cara amica, che l’ha vista consumarsi sera dopo sera, è una confessione dove Anna racconta senza peli sulla lingua la sua lunga caduta verticale nell’oblio delle ossessioni e delle paranoie.

Elena Stancanelli con la sua prosa asciutta e schietta accompagna il lettore nel lungo percorso di Anna per ritrovare se stessa, un percorso che sconfina più volte nello stalking dell’ex Davide.
Accessi non autorizzati all’account dell’ex, contemplazioni di foto intime della nuova amante e della sua vagina depilata, ubriacature fino allo stordimento, sciopero della fame intervallate da dissertazioni a dir poco pindariche sulla vasta scelta di tipologie di cracker e sostitutivi del pane reperibili in commercio.

La donna che ci viene rappresentata è una donna debole, rotta, che ha perso la bussola e raschia il fondo del barile un passo dopo l’altro, ma con la quale il lettore non riesce mai ad empatizzare in maniera completa. Il racconto tratteggia Anna, ma non si immerge mai in profondità, non ci racconta particolari della sua vita o adduce giustificazioni profonde ai suoi comportamenti, si limita a sbatterceli in faccia, giocando tutte le sue carte sull’escalation della follia e su una narrazione sempre sopra le righe per tenere avvinto il lettore.

In conclusione per me La Femmina Nuda è un ottimo esercizio di stile nel quale purtroppo la volontà di stupire il lettore è predominante rispetto alla volontà di raccontare qualcosa di profondo e totalizzante come la perdita dell’amore nella sua interezza ed intriseca complessità.

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