Igiene dell’assassino – Amélie Nothomb

Comincio questa mia recensione ammettendo che ho scoperto Amélie Nothomb ed il suo piacevolissimo stile solo quest’anno, ad ulteriore conferma che anche i librai a volte hanno bisogno di una spinta da una lettrice stimata per farsi aprire gli occhi e avvicinarsi ad una autrice che fino ad allora era sfuggita alla loro attenzione, per un motivo o per l’altro.

Igiene dell’assassino è il romanzo con cui Amélie Nothomb fece il suo esordio nel 1992 e permettetemi di dire: che esordio! 

“La mano è per godere. E’ terribilmente importante. Se uno scrittore non gode, allora deve smettere subito. Scrivere senza godere è immorale. La scrittura porta in sé tutti i germi dell’immoralità.”

Igiene dell’assassino – Amélie Nothomb

Igiene dell’assassino ha il suo fulcro nella figura dello scrittore premio Nobel per la letteratura Prétextat Tach che dopo una esistenza passata quasi completamente nell’assoluto isolamento, decide di concedere una serie di interviste prima che sopraggiunga l’inevitabile trapasso a causa del male incurabile che lo affligge.  Noto per la sua misantropia, lo scrittore metterà in difficoltà tutti i suoi interlocutori grazie ad una dialettica feroce, una logica fine ed una buona dose di malafede, annientandoli  sia sul piano professionale che su quello personale. Tutti eccetto una. L’ultima giornalista che riuscirà a tenerli testa,fino a disvelare un uomo ben diverso da quello che tutto il mondo fino a quel momento aveva immaginato.

Mi fermo qui per evitare di rovinarvi la lettura, vi basti sapere che Amélie Nothomb riesce ad avvincere il lettore una riga dopo l’altra grazie alla sua prosa schietta, sintetica e pregna di contenuto, dove ogni parola ha il giusto peso e dove il contenuto riesce a schiaffeggiare il lettore per l’intelligenza e la geniale impalcatura logica che governa tutta la narrazione.

Igiene dell’assassino assume la forma di un lunghissimo dialogo, dove i personaggi si alternano in una battaglia dialettica giocata tra umorismo e ferocia, senza esclusione di colpi e con un ritmo incalzante. Un esercizio di stile inderogabilmente perfetto che tra un botta e risposta e l’altro lascia al lettore ben più di uno spunto di riflessione e di critica alla società.

Non è una lettura che possa piacere a tutti, sia per la forma, sia per la ferocia che ne traspira, però merita di essere letto da tutti coloro che amano la letteratura senza peli sulla lingua e che non sente la necessità di farsi costantemente un bagno nei buoni sentimenti per trovare la propria dignità.

Amélie Nothomb  riesce sempre a lasciare il segno con le sue opere, in un senso o nell’altro, ed in questo libro riesce simultaneamente ad essere capace di affascinare e disturbare mantenendo un equilibrio encomiabile. O si ama o si odia. Io ovviamente l’ho amato.

Voi cosa ne pensate?

 

 

 

 

 

3 thoughts

  1. Mi piace la Nothomb, forse perchè il suo essere fuori dagli schemi riesco ad evincerlo anche dalla lettura.
    L’hai mai incontrata? E’ venuta al Salone del libro di Torino e l’ho ascoltata un paio di volte raccontare dei suoi libri . E’ un vero personaggio. Tutta vestita di nero e con un cappello ingombrante, fantasioso e piacevolmente suggestivo

    "Mi piace"

    1. Purtroppo non l’ho mai incontrata, almeno per il momento, anche se mi piacerebbe molto averne l’occasione. Credo che la Nothomb sia assolutamente fuori dagli schemi e ciò emerge chiaramente da tutti i suoi libri. È in grado di esprimere concetti molto potenti e a volte scomodi con uno stile ed una sintesi disarmante. Leggendo i suoi libri ho sempre l’impressione che non vi sia mai una parola in più o in meno del necessario.

      Piace a 1 persona

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