Il canto di Penelope – Margaret Atwood

Mi sono avvicinato agli scritti di Margaret Atwood solo qualche anno fa leggendo “Il racconto dell’Ancella”, il suo romanzo distopico più conosciuto ed apprezzato, rimanendone allo stesso tempo turbato e affascinato per la capacità dell’autrice di rendere così vicina e tangibile una realtà tanto disturbante quanto quella descritta tra le pagine del libro.

Sono diventata una leggenda edificante. Un bastone con cui picchiare altre donne. Non avrebbero potuto essere assennate, oneste, pazienti come ero stata io?

Il canto di Penelope – Margaret Atwood

Ho iniziato a leggere Il canto di Penelope partendo dalla convinzione che sarebbe stata un’esperienza completamente diversa e meno intensa , ma mi sbagliavo. Quanto mi sbagliavo!
Alzi la mano chi non ha mai letto almeno qualche brano dell’Odissea o non ne conosca la storia. Margaret Atwood riesce in poco più di cento pagine a smontare pezzo per pezzo l’eroe Odisseo e a restituirci l’uomo Ulisse, dando voce a sua moglie Penelope, colei che attese il suo ritorno ad Itaca per vent’anni, mantenendo fede a tutte le sue promesse e tutelando in ogni maniera possibile la dinastia ed il regno.

Ci preme sopratutto non aver provocato in voi, care menti colte, un’emozione eccessiva per quanto riguarda la nostra sorte. Non dovete pensare a noi come vere ragazze, vera carne, vero sangue, vero dolore, vera ingiustizia. Sarebbe troppo inquietante. Lasciate da parte l’aspetto sordido. Considerateci un puro simbolo. Noi siamo vere quanto il denaro

Il canto di Penelope – Margaret Atwood

Con una prosa asciutta e scorrevole, venata di sottile ironia, Margaret Atwood dipinge la sofferenza, la forza di volontà e la caparbietà e la pazienza di Penelope nell’attendere il marito, nonostante tutte le “mirabolanti” avventure di Ulisse nel corso del suo lungo viaggio. La certezza del suo ritorno subito dopo la vittoria riportata a Troia, come tutti gli altri che vi ebbero partecipato, lascia presto spazio alla speranza di un ritorno che si fa sempre più flebile con il passare del tempo e mentre Ulisse compie le sue imprese, senza mostrare il minimo rispetto per la moglie che lo attende, Penelope aspetta, senza certezze, il ritorno dell’amato, respingendo le avances di tutti i pretendenti, sfacendo e disfacendo notte tempo il sudario per avere una valida scusa per protrarre il più a lungo possibile il momento della scelta.

La figura di Penelope che ci restituisce Margaret Atwood è tutt’altro che arrendevole o sottomessa, è una donna di spessore e carattere, arguta e tagliente, capace, finalmente liberata da tutti i vincoli dell’esistenza, di essere completamente sincera e di raccontarci Ulisse e la sofferenza patita con la freddezza e la lucidità che spesso ci regala il passare del tempo, senza mai cedere al livore o alla vendetta.

La mia vita passata è stata colma di infinite difficoltà, ma chi mi assicura che la prossima non sarebbe peggiore? Per quanto il mio accesso al mondo sia limitato, ho capito che i pericoli sono pari a quelli dei miei tempi, ma la miseria e la sofferenza sono molto più estese. Quanto alla natura umana è, come sempre, infame.

Il canto di Penelope – Margaret Atwood

Il canto di Penelope diventa metafora della contrapposizione tra mondo patriarcale e matriarcale e sottolinea le storture e le sottomissioni imposte dal primo nei confronti del secondo, partendo dall’Odissea per esprimere un concetto più ampio capace di far smuovere più di un pensiero nel lettore e facendo riflettere sulla capacità, quasi per osmosi, della società nella quale viviamo di farci sembrare giusto qualcosa che è profondamente sbagliato.

Il canto di Penelope è edito in Italia da Ponte alle Grazie al prezzo di copertina di 13,50€

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