L’arte di rimandare e la spesa da quarantena

Ho perso il conto dei giorni. Quanti sono?
Credo di aver effettuato il mio ultimo giorno di lavoro lo scorso 11 Marzo. Inizialmente questa quarantena l’avevo presa come la terra delle opportunità.

Quanto tempo libero da poter impiegare per fare finalmente tutte quelle cose che nella quotidianità finiscono sempre nella lista delle cose rimandate, perché non c’è mai abbastanza tempo. Almeno questa è l’alibi con la quale,0 almeno io, lascio in sospeso tutta una serie di cose che vorrei tanto fare, ma purtroppo;

Dopo aver passato oltre un mese a casa, mi sono reso conto che, tra un libro e l’altro, tra una sessione intensiva di Binge Watching e l’altra, forse quelle cose che tanto avrei voluto fare, non erano poi così importanti o fondamentali.

Ora che ho una quantità pressoché infinita di tempo e potrei fare qualsiasi cosa mi aggradi, come scrivere, mi rendo conto che il tempo che riesco a dedicare a quelle passioni è praticamente identico a quello che dedicavo loro mentre lavoravo. Il tempo del lavoro è semplicemente stato sostituito da quello dell’intrattenimento e da una pigrizia atavica che mi spinge a cercare di mantenere occupato il cervello per non pensare.

Se all’inizio vedevo questa quarantena come un periodo di meritato riposo dopo anni ed anni di lavoro, senza interruzioni superiori ai 10 giorni, dove finalmente avrei potuto esprimere la mia creatività e sfruttare questo tempo nella maniera più produttiva possibile, ora mi rendo conto che la mia indole mi porta a vivere questo periodo con un ritmo ben più moderato.

Ci sono stati alcuni giorni in cui credo che la mia vitalità sarebbe stata facilmente surclassata da quella di un bradipo, con tutto il rispetto possibile per i bradipi.

L’entusiasmo iniziale l’ho sfruttato per condividere e portare a termine con la mia compagna i lavori di casa e le grandi pulizie, imbiancare due stanze su cinque e quindi prendere un periodo di riflessione dovuto all’assenza di pittura e di una scala per pitturare il soffitto delle stanze non mansardate. Per fortuna non abbiamo ancora un forno, quindi abbiamo potuto saltare a piè pari le settimane di sfornata collettiva, dove chiunque avesse un forno ha deciso di condividere con il mondo intero le sue magnifiche e meno magnifiche creazioni. Così come abbiamo potuto ignorare i flash mob sui terrazzi avendo capito ben presto che i cinghiali del bosco di fronte non avrebbero partecipato.

Abbiamo cominciato a vivere come un happening le telefonate su skype e vocali verso i nostri cari e i nostri amici e ad adattare i nostri bioritmi a quelli richiesti dallo smartworking: reperibilità 25 ore su 24. Non è stato difficile. Nessuno dei due avrebbe mai pensato di vivere una pandemia, ma diciamo che per quanto non sia la situazione ottimale nella quale trovarsi non abbiamo alcuna ragione di lamentarci, siamo anche riusciti a trovare un equilibrio che ci permetta di non odiarci a vicenda, ma di fare squadra.

Vado a fare la spesa una volta ogni dieci giorni, nell’unico supermercato che si possa raggiungere senza infrangere le regole previste dall’autocertificazione, i prezzi sono un po’ alti, ma fa nulla. Frequentare i supermercati in questo periodo mi ha insegnato diverse cose:

  • L’importanza fondamentale dei ceci, del lievito di birra e della farina per tutti gli abitanti del suolo italico.
  • Non tutti hanno presente chiaramente quanto sia “almeno un metro di distanza”
  • La coda ti permette di vivere l’esperienza della spesa in maniera differente, te la devi guadagnare.
  • Esiste una moda con dei canoni ben definiti per quanto riguarda le mascherine
  • La gentilezza dei clienti nei confronti dei commessi purtroppo non ha subito il miglioramento che immaginavo.
  • I guanti sono diventati beni di lusso, non importa che siano di lattice, nitrile o altro
  • Si dovrebbe staccare definitivamente la spina alla produzione delle penne lisce
  • Un sorriso (rigorosamente dietro la mascherina) e un po’ di pazienza in più rendono il mondo un posto migliore
  • Non vedo l’ora di tornare a fare la spesa in due. Giuro che non mi lamenterò mai più.

Al di la di tutto, al di la di buoni propositi non rispettati e tempo “sprecato” ad oziare, non possiamo proprio lamentarci. Siamo al sicuro assieme, nella nostra casa e questo è molto di più di quanto tanti possano desiderare in questo momento.



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